Templari, i guerrieri di Dio

Il 15 luglio 1099 Gerusalemme cadeva sotto il controllo dell’esercito cristiano segnando il trionfo della Prima Crociata indetta da Papa Urbano II nel 1095. Nella loro avanzata verso la Città Santa i cavalieri cristiani avevano sottomesso un vasto territorio esteso tra gli attuali Israele, Palestina, Giordania, Libano, e Siria. Ai conquistatori dovette apparire subito chiaro che difendere questi possedimenti avrebbe richiesto nuovi e più gravosi sforzi, tenendo conto del fatto che molti dei reduci della crociata erano fermamente intenzionati a tornare ai loro castelli e alle loro terre in Europa e che certamente i vicini principati musulmani avrebbero presto cercato di riconquistare i territori perduti non potendo accettare che Gerusalemme, considerata città santa anche per l’Islam, rimanesse in mano ad un’orda di barbari infedeli giunti chissà da dove.

I regni latini nel vicino oriente tra la prima e la seconda crociata

Fu così che negli anni successivi vennero organizzate nuove spedizioni per sostenere militarmente la difesa del neocostituito Regno di Gerusalemme, che però riuscirono solo a tamponare e non ad arrestare definitivamente la riconquista islamica che procedette inesorabile. Ogni anno partivano dall’Europa gruppi di cavalieri che prendevano la decisione di servire la causa della Cristianità facendo la sola cosa che essi erano in grado di fare e cioè combattere in difesa del Santo Sepolcro. La maggior parte dei partecipanti alle crociate si impegnava a servire in armi in Terrasanta per alcuni anni per poi rientrare in patria mentre altri cavalieri prendevano la decisione di fermarsi per sempre a Gerusalemme. Tra costoro vi erano due nobili francesi, Hugues de Payns e Goeffrey de Saint-Omer, entrambi veterani della prima crociata.

Intorno al 1114 i due cavalieri decisero di consacrare la propria vita alla difesa dei Luoghi Santi e dell’incolumità delle migliaia di pellegrini che giungevano a Gerusalemme dell’Europa dando vita di dar vita ad una “associazione”, o per meglio dire un ordine, insieme a un gruppo di compagni d’arme che avevano compiuto la medesima scelta di abbandonare le proprie terra, i propri castelli e le proprie famiglie in nome dell’ideale crociato.

Baldovino II cede la sede del Tempio di Salomone a Hugues de Payns e Gaudefroy de Saint-Homer. Miniatura da Histoire d’Outre-Mer di Guglielmo di Tiro, XIII secolo

Come segno di benevolenza verso il neonato ordine e gli scopi che esso si prefiggeva, Re Baldovino II di Gerusalemme concesse ai suoi membri la possibilità di utilizzare come quartier generale l’ala del Palazzo reale nei pressi della Moschea di Al-Aqsa, in prossimità del luogo in cui si riteneva che, nei secoli passati, sorgesse il Tempio di Salomone. Proprio per questo motivo i membri della confraternita assunsero il nome di “Pauperes commilitones Christi templique Salomonici” ossia “Poveri compagni d’arme di Cristo e del Tempio di Salomone”, o più semplicemente di Templari, come sono noti anche a noi. La penuria di documenti dell’epoca rende complicata l’esatta ricostruzione dei primi anni dell’Ordine del Tempio, ma la nascita formale delle fraternità viene solitamente collocata al 23 gennaio del 1120 in occasione di un concilio tenutosi a Nablus, in Samaria.

Il lato orientale della  Moschea di Al-Aqsa con il rosone medievale della chiesa del Palazzo di Salomone. Essa fu sede centrale dell’ordine templare durante la dominazione crociata di Gerusalemme.

L’Ordine, che fin da subito elesse Hugues de Payns come proprio Gran Maestro, fu riconosciuto ufficialmente da Papa Onorio II otto anni dopo la sua nascita, nel 1128 durante il concilio di Troyes. Tra il 1127 e il 1129 il Gran Maestro Hugues de Payns si recò sul continente europeo per raccogliere adesioni, donazioni, denaro a sostegno della causa templare. Uno dei problemi che afflisse l’Ordine templare fin dai suoi esordi fu l’evidente difficoltà nel conciliare la lotta armata con la dottrina della Chiesa, che continuava a considerare l’uccisione del nemico in guerra come un omicidio, vietato dal Quinto Comandamento biblico.

Hugues de Payns trovò il sostegno di cui aveva bisogno in una delle personalità più in vista del panorama ecclesiastico dell’epoca: il monaco cistercense Bernardo di Clairvaux, futuro Santo e Dottore della Chiesa. Tra il 1129 e il 1136, anno della morte di Hugues de Payns, l’abate di Clairvaux redasse un celebre trattato, intitolato De laude novae militiae ad Milites Templi (Elogio della nuova cavalleria) nel quale esaltava il coraggio dei guerrieri cristiani e la loro dedizione alla causa fino al martirio. 

San Bernardo predica la Seconda Crociata. L’abate di Clairvaux fu uno dei principali sostenitori dell’Ordine del Tempio.

In un celebre passaggio dell’opera si legge come “il cavaliere di Cristo uccide in piena coscienza e muore tranquillo” perché “morendo si salva, uccidendo lavora per Cristo”. Bernardo affermava inoltre che quando il combattente cristiano uccide un nemico in battaglia “egli non commette un omicidio bensì un malicidio e deve considerarsi il carnefice autorizzato da Cristo”. Rifacendosi al concetto di «guerra giusta» elaborato nel V secolo da Sant’Agostino d’Ippona, San Bernardo non autorizza l’uccisione di un nemico anche se infedele, (essendo ciò comunque contrario al già citato Quinto Comandamento) ritenendo tuttavia tale condotta necessaria per eliminare il male che il nemico stesso commette.

Sarà proprio San Bernardo a dettare quella Regola di vita a cui si conformava la condotta dei Templari, un codice durissimo e pieno di divieti composto in origine di 72 articoli che nel tempo, a seguito di integrazioni successive arriveranno ad essere ben 678. Essi regolavano minuziosamente la vita di ogni templare su ogni aspetto dell’esistenza, come per esempio alimentazione, vestiario, preghiere, rapporti con gli altri membri dell’ordine e con l’esterno.

Cavalieri dell’Ordine del Tempio.

Ai templari era fatto assoluto divieto di usare le armi contro altri cristiani mentre in battaglia erano tenuti a non concedere quartiere al nemico infedele. Qualora fossero caduti vivi nelle mani dei musulmani il loro unico destino era la morte: i cavalieri infatti erano impossibilitati a pagare un riscatto in quanto non possedevano personalmente alcun bene  in ossequio al voto di povertà pronunciato entrando nell’Ordine. D’altra parte anche se l’Ordine era titolare di enormi ricchezze la stessa Regola vietava espressamente che si sborsasse denaro per il riscatto di un confratello.

Per questi motivi i Templari – come pure gli Ospitalieri – catturati dalle forze di Saladino dopo la battaglia di Hattin combattuta il 4 luglio 1187 vennero tutti giustiziati. Il sultano, che non era affatto un uomo sanguinario, prese questa decisione perché conscio che quei cavalieri non avrebbero potuto giurare che, in cambio della libertà, avrebbero cessato di combattere contro di lui in quanto se lo avessero fatto avrebbero sarebbero venuti meno al giuramento prestato al momento della loro ordinazione. Quella di liberare un prigioniero “sulla parola” non era tanto espressione della magnanimità del Saladino quanto una consuetudine diffusa e rispettata sia nel mondo cristiano che in quello musulmano.

Il sigillo templare raffigurante due cavalieri sullo stesso cavallo. Secondo talune interpretazioni esso stava a indicare il voto di povertà pronunciato dai membri dell’Ordine.

Dalla loro fondazione, nel corso di tutta la durata dell’epopea crociata i Templari presero parte a ogni guerra combattuta in difesa del Regno di Gerusalemme. L’Ordine fu attivo durante la Seconda Crociata (1147-1150) organizzata in seguito alla conquista della città di Edessa, capitale dell’omonima contea, da parte del condottiero turco ʿImād al-Dīn Zangī. Un contingente templare al comando del Gran Maestro Robert de Craon, successore di Hughes de Payns, prese parte al disastroso assedio di Damasco del 1148. Cinque anni dopo ritroviamo i Cavalieri del Tempio sotto le mura di Ascalona a sostegno dell’esercito del Re di Gerusalemme Baldovino III. Il cronista Guglielmo di Tiro narra che quando le truppe cristiane riuscirono ad aprire una breccia nelle mura i templari, guidati dal Gran Maestro Bernard de Tramelay, si lanciarono all’assalto delle posizioni egiziane da soli, all’insaputa del Re Baldovino per evitare di dover dividere il bottino col resto dell’esercito ma che, per questo motivo, trovatisi isolati dal grosso delle forze cristiane, furono tutti massacrati dalla guarnigione di Ascalona, che cadde comunque il 22 agosto 1153.

La battaglia di Montgisard di Charles Philippe Larivière.

I Cavalieri del Tempio ebbero ancora occasione di ricoprirsi di gloria il 25 novembre 1177 a Montgisard, in quella che si rivelò una delle più grandi vittorie del sedicenne Baldovino IV, detto il Lebbroso a causa della malattia che l’aveva colpito durante l’adolescenza. La vittoria crociata non valse a fermare il Sultano d’Egitto Saladino, il quale dopo avere sconfitto le forze cristiane alla battaglia di Hattin, il 2 ottobre successivo entrò trionfalmente a Gerusalemme.

Tuttavia i templari, come pure i cavalieri appartenenti alle altre confraternite monastico-militari, non erano sempre alla ricerca dello scontro armato. Anzi la lunga permanenza in Terrasanta li portò a conoscere meglio i musulmani e a rispettarli. Erano in genere molto più tolleranti dei “Franchi” (da “Faranj” com’erano chiamati i cristiani occidentali dai turchi e dagli arabi) che spesso portavano con sé brutalità e fanatismo. A tal proposito vorremmo raccontare la storia dell’emiro siriano Usama Ibn Munqidh (1095-1188) il quale fu autore di una celebre cronaca autobiografica, “Il libro della riflessione” (Kitāb al-I῾tibār), che fornisce un quadro molto interessante dei rapporti tra occidente latino e mondo musulmano all’epoca delle crociate.

Templari e ospitalieri alla battaglia di Hattin. Combattuta il 4 luglio 1187 essa segnò la disfatta definitiva delle forze crociate.

Narra Usama che quando si recava a Gerusalemme -allora sotto il controllo dei Re crociati – era solito recarsi a pregare alla moschea di Al-Aqsa gestita da quelli che il principe musulmano chiama “i miei amici templari”. L’emiro prosegue il racconto affermando che prima che potesse cominciare la sua preghiera rivolto in direzione della Mecca ecco che un Franco lo afferrò cercando più volte di voltarlo verso Oriente. Intervennero allora i templari scusandosi per l’incidente e spiegando che si trattava di un forestiero appena arrivato dall’occidente non abituato a vedere qualcuno pregare se non rivolto a oriente.

Negli anni e nei decenni successivi alla perdita di Gerusalemme l’Ordine del Tempio si impegnò nel tentativo, coraggioso quanto vano, di arrestare l’inesorabile riconquista islamica della Terrasanta. Durante la terza crociata i templari presero parte alla battaglia di Arsuf, combattuta il 7 settembre 1191 e che vide il trionfo di Riccardo Cuor di Leone contro Saladino. L’anno successivo i cavalieri del Tempio acquisirono il controllo dell’isola di Cipro che però cedettero quasi subito a Guido di Lusignano, Re titolare di Gerusalemme.

La difesa delle mura di San Giovanni d’Acri durante l’assedio mamelucco del 1291. Dipinto di Dominique Papety conservato nella Sala delle Crociate della reggia di Versailles

L’Ordine templare venne ancora coinvolto nelle successive spedizioni crociate, risoltesi l’una dopo l’altra in clamorose disfatte. Il 18 maggio 1291 l’ultimo avamposto latino in Oriente, San Giovanni d’Acri, venne conquistato dai mamelucchi d’Egitto mentre nel 1302 la perdita di Ruad e il massacro della locale guarnigione templare segnarono la fine Crociate. Perduta per sempre la Terrasanta, i Cavalieri di Cristo accantonarono definitivamente la loro primitiva vocazione guerriera per dedicarsi completamente alla gestione del loro sterminato patrimonio: fin dalla sua fondazione infatti, l’Ordine aveva iniziato a ricevere cospicue donazioni e lasciti testamentari di un numero crescente di devoti, il che rese i Templari detentori di una immensa ricchezza finanziaria e immobiliare.

A rendere incredibilmente ricco la confraternita avevano contribuito anche i nuovi cavalieri che al momento dell’ammissione erano soliti donare ad essa tutte le proprie sostanze o una cospicua quota di esse. L’Ordine divenne così anche una delle prime “holding” bancarie del Medioevo, presente con le proprie filiali in tutto l’Occidente cristiano.

Diffusione delle commende dell’ordine templare in Europa al principio del XIV secolo.

Fu però proprio la ricchezza che condusse l’Ordine alla rovina: ridotto in bancarotta il Re di Francia Filippo IV il Bello mise gli occhi sul tesoro dei Cavalieri del Tempio. Come ai tempi sostenuto da Dante Alighieri nel Canto XX del Purgatorio, il Re imbastì una vera e propria cospirazione avente lo scopo, attraverso la soppressione dell’Ordine, di azzerare i suoi debiti nei confronti dei Templari e incamerarne le ricchezze. Poiché l’Ordine del Tempio si trovava sotto l’autorità papale e non sotto quella regia, furono le autorità ecclesiastiche a dover istruire il processo contro di loro. A seguito della bolla Faciens misericordiam, in cui furono definite le accuse portate contro il Tempio, il 12 novembre 1309 si tenne a Parigi la prima commissione pontificia che doveva giudicare l’Ordine.

Venerdì 13 ottobre 1307 venne spiccato un mandato d’arresto per tutti i Templari presenti nel Regno di Francia. I cavalieri arrestati furono sottoposti a ripetute torture a seguito delle quali confermarono le loro presunte colpe: sodomia, eresia e idolatria, consistente nell’adorazione di una idolo demoniaco chiamato Bafometto. A seguito delle confessioni il 22 novembre successivo Clemente V diede il via libera all’arresto dei cavalieri nel resto della Cristianità. Il 3 aprile 1312 il Papa, attraverso la bolla Vox in Excelso, decretò la definitiva soppressione dell’Ordine. L’ultimo atto della parabola dei Cavalieri del Tempio si consumò il 18 marzo 1314 quando l’ultimo Gran Maestro dell’Ordine, Jacques de Molay, venne arso sul rogo a Parigi.

La morte sul rogo dell’ultimo Gran Maestro Jacques de Molay a Parigi il 18 marzo 1314.

I templari rimasti si dispersero nelle altre confraternite monastico-militari. In generale al di fuori della Francia i monarchi europei protessero i cavalieri del Tempio presenti nei rispettivi domini almeno fino a quando, minacciati di scomunica da Papa Clemente V, non furono costretti a sciogliere le locali case dell’ordine. Roberto I di Scozia, già scomunicato, rifiutò di piegarsi all’ingiunzione papale e di conseguenza, molti membri dell’ordine fuggirono in Scozia. In Portogallo invece i Templari confluirono in un nuovo ordine, fondato nel 1317 su iniziativa di Re Dionigi  con lo scopo di combattere i mori nell’Algarve, l’Ordine del Cristo, in seguito riconosciuto da Papa Giovanni XXII.

In seguito all’esecuzione di Jacques de Molay cominciò a circolare una sinistra leggenda, secondo la quale prima di essere avvolto dalle fiamme il Gran Maestro avesse maledetto il papa, Re Filippo e tutta la sua discendenza. Ciò che appare impressionante è il fatto che tanto il pontefice quanto il re siano morti improvvisamente prima della fine del 1314 e che in capo a quattordici anni scomparvero uno dopo l’altro, tutti senza eredi, i tre figli di Filippo il Bello succedutigli sul trono, Luigi X, Filippo V e Carlo IV, decretando la fine della dinastia. E fu proprio la crisi dinastica innescatasi di conseguenza ad aprire la strada, nel 1337, alle rivendicazioni di Edoardo III d’Inghilterra e al successivo scoppio della devastante Guerra dei Cent’anni.

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