Francisco Macías Nguema, il dittatore cleptocrate

Nato il primo Gennaio 1924 in una famiglia “europeizzata” nella Guinea spagnola, la sua nascita il primo dell’anno fu subito interpretata come auspicio di grandi cose. Nonostante l’ambiente colto e “bianco” in qui si trovava la sua famiglia, le origini ancestrali del clan erano ancora molto fresche – lo stesso padre del piccolo Macias era stato un dottore stregone che secondo alcuni voci aveva ucciso e divorato il suo stesso fratello in qualche sorta di oscuro ed esoterico rituale.In ogni caso, il giovane Macias aveva di fronte sé un futuro brillante, che sarebbe sfociato nella disgrazia assoluta per i suoi compatrioti e non solo avrebbe dato il via a una delle più brutali dittature d’Africa, ma anche a una bizzarra dinastia politica che governa il Paese a tutt’oggi.

Francisco Macias Nguema (1924-1979) in un ritratto fotografico del 1968, anno in cui divenne presidente della neonata Guinea Equatoriale.

Avviato a studi di lettere sotto il controllo dei colonizzatori spagnoli, Macias fallì per ben tre volte l’esame di impiegato civile, ma sormontando queste difficoltà riuscì a trovarsi un lavoro come interprete e segretario di tribunale. Ragazzo timido e dall’indole silenziosa, a differenza di molti suoi compatrioti non fu mai sospettato di avere sentimenti anti-spagnoli, e di conseguenze non fu mai vittima di alcuna persecuzione – al contrario, cominciò a godere la della stima degli spagnoli che ne favorirono la carriera – inoltre Macias cominciò a usare la sua posizione per accumulare denaro e potere personale – dato il suo mestiere di traduttore e segretario, riceveva mazzette e favori per tradurre in un modo o nell’altro un particolare passaggio e quindi influire su condanne e processi.

Le promozioni si susseguirono a ritmo mozzafiato – nel giro di un paio d’anni divenne sindaco della città di Mongomo, poi Ministro delle Opere pubbliche e infine Presidente del governo provisionale della Guinea Equatoriale, voluto in quella posizione dagli spagnoli che avrebbero quanto meno gradito mantenere il paese una sorta di stato clientelare. Macias era talmente benvoluto dai conquistadores che fu invitato a Madrid in occasione dell’anniversario della presa del potere da parte del dittatore Francisco Franco – in questa occasione tuttavia causò non pochi dubbi nelle menti degli spagnoli e degli altri delegati africani quando a una cena chiamò Hitler “un grande uomo” che voleva liberare l’Africa e si era “confuso” nell’invadere l’Europa, e che lo stesso Macias si sentiva intimamente un “Marxista hitleriano”.

Mappa della Guinea Equatoriale. Con i suoi 28 051 km², essa è il terzo stato più piccolo del continente africano dopo Gambia e Gibuti.

Di fatto queste erano le prive avvisaglie dello spettro della malattia mentale che stava avvolgendo la testa di Macias – già nel 1964, durante una visita a Madrid, si era fatto visitare da uno specialista psichiatrico. All’epoca era preoccupato dal suo sentire voci e vedere cose che gli altri non vedevano, ma una volta giunto al potere percepì questi sintomi come segni della sua natura divina. Ciononostante, con l’aiuto dei soliti spagnoli, nel 1968 Macias si candidò alla Presidenza della neonata nazione equatoriale – con l’aiuto di giuristi e esperti politici spagnoli, riuscì a stilare un programma politico concreto e ad attirarsi le simpatie della popolazione – in più di un’occasione indicava alla folle le belle case coloniali abbandonate dai ricchi colonizzatori “Le volete per voi?” chiedeva “Se mi voterete, ve le darò!”. Con queste promesse Macias vinse le elezioni contro il rivale Bonifacio Ondò Edu, allora già Primo Ministro, il quale una volta conferito l’incarico a Macias fu imprigionato nella tristemente nota prigione di Black Beach e si “suicidò” in circostanze misteriose qualche mese più tardi.

Le promesse del neoeletto Presidente non solo si rivelarono mendaci illusioni, ma fecero posto a abusi, torture e omicidi su scala nazionale. Come un novello Pol Pot, Macias volle imporre il suo personalissimo Anno Zero – iniziò un’estesa azione di “africanizzazione” del Paese, cambiando il suo nome in Masie Nguema Macias Biyogo Negue Ndong e impegnandosi a distruggere ogni forma di progresso “non africano” portato dagli spagnoli – prima demolendo le belle case che aveva promesso ai suoi elettori, poi dedicandosi allo sterminio di letterati e intellettuali.

Il neoletto presidente  Francisco Macías Nguema firma il documento che sancisce la fine della dominazione coloniale spagnola sulla Guinea Equatoriale (

A malapena dopo un anno dalla sua inaugurazione, compì il tristemente noto “Massacro di Natale” nella notte tra il 24 e il 25 Dicembre 1969 – almeno 186 sospettati dissidenti furono portati allo stadio di Malabo e giustiziati da soldati vestiti come Babbo Natale sulle note della canzone Those were the days. 150 furono fucilati o impiccati, e ai restanti 36 fu ordinato di scavare fossati in cui furono sepolti fino al collo e mangiati vivi dalle formiche rosse nei giorni successivi. Questo crimine fu solo il preludio degli orrori a venire.

Gli strumenti della repressione – esercito, guardia presidenziale, polizia e milizie del partito – erano controllati interamente dai suoi parenti e dai membri del suo clan, i Fang. Il numero di persone uccise sotto il governo di Macias Nguema varia molto a seconda delle fonti, ma quella più accreditata le stima in 50 mila, circa un sesto della popolazione di allora, vale dire circa 300 mila persone. Inoltre le sistematiche violazioni dei diritti umani condotte sotto la sua presidenza provocarono la fuga di circa 100 mila cittadini che cercarono asilo nei Paesi confinanti.

Il volto del presidente Nguema su una banconota da mille peseta della Guinea Equatoriale.

Nel 1972 Macias creò il Partito Unico Nazionale e si dichiarò Presidente a Vita sia del partito che della Nazione. La prigione di Black Beach divenne un vero e proprio lager sull’esempio di quelli del regime nazista, al punto che fu coniato il termine Dachau d’Africa, e data la particolare conformazione del Paese – un’isola e un modesto territorio continentale – proibì la pesca e fece affondare tutte le barche per impedire ai cittadini di fuggire all’estero. Profondamente ostile ai vecchi padroni spagnoli, Macias Nguema espulse o costrinse alla fuga tutti i coloni iberici ancora residenti nella Guinea Equatoriale provocando il tracollo del settore agricolo – controllato dai residenti europei – con conseguenze disastrose per la già fragile economia guineana.

In un crescendo di follia nel 1975 furono chiuse le scuole, mentre nel marzo 1976 venne decretato il servizio militare obbligatorio per tutti i ragazzi di età compresa tra 7 e 14 anni. Inutile dire che quei genitori che tentarono di opporsi al provvedimento vennero incarcerati o uccisi. Allo stesso tempo ogni menzione della religione, che fosse cristiana, musulmana o quella ancestrale della Guinea Equatoriale, divenne punibile con la morte. Nel 1978 il dittatore ordinò la chiusura di tutte le chiese del Paese. “Non c’è altro Dio all’infuori di Macias Nguema” campeggiava scritto sui muri.

Naturalmente questo modo di agire non gli fece guadagnare molti amici all’estero – abbandonato anche dagli spagnoli, Macias andò da Paesi quali l’Unione Sovietica, la Corea del Nord e Cuba – a quest’ultima permise di usare il suo paese come punto d’approdo per contrabbandare armi al partito marxista angolano del MPLA, che stava combattendo un’aspra guerra contro il partito anticomunista UNITA.

Teodoro Obiang Nguema Mbasogo (1942 – viv.), Presidente della Guinea Equatoriale dal 1979.  È il leader africano in carica da più tempo ed il primo al mondo tra i Capi di Stato dei Paesi non monarchici.

Nonostante gli aiuti e il supporto del blocco sovietico, il paese era sempre di più nella miseria e lo stato mentale dello stesso Macias non migliorava, grazie anche al consumo di droga e di bevande allucinogene quali il bhang e l’iboga. Appellandosi con titoli altisonanti quali “Unico Miracolo della Nazione” e “Grande Leader”, Macias era impressionato dal culto della personalità sviluppato da Kim Il-Sung in Corea del Nord e tentò di ricrearlo in forma casereccia, con poco successo.

La sua follia e la sua paranoia furono infine la sua disgrazia – quando cominciò a giustiziare e perseguire persino i suoi parenti, il nipote Teodoro Obiang Nguema Mbasogo organizzò un colpo di stato – stanco di vessazioni e purghe, l’esercito lo appoggiò. Arrestato e condotto a Black Beach, dopo un rapido processo Macias fu condannato a morte nello stesso cortile in cui avevano trovato la morte le sue vittime – dato che aveva dichiarato che “nessun uomo di questa terra” poteva ucciderlo, la sua fucilazione fu affidata a mercenari marocchini. Tolto di mezzo il folle zio, Teodoro ne prese il posto – anche se il suo governo si è rivelato più stabile, quest’ultimo rimane il signore indiscusso di una violenta cleptocrazia che ancora oggi mantiene il paese nella miseria totale. Purtroppo, questo stato di cose non pare essere teso a migliorare, e la follia, seppur più contenuta e meno sbandierata, continua a governare insieme alla
paura.

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