L’Impero bizantino, l’esordio di una civiltà

La concezione popolare tende a riportare che l’Impero Romano cadde nel V secolo d.C., ma tale affermazione sarebbe stata una vera sorpresa per i milioni di persone che vissero nell’Impero Romano durante il Medioevo. Infatti dobbiamo notare che le definizioni di ”Impero Bizantino” o ”Impero di Bisanzio” sono state applicate a posteriori – gli abitanti e i governanti dell’epoca chiamavano questa entità semplicemente Impero Romano. Infatti, il primo uso del termine “bizantino” per etichettare gli ultimi anni dell’Impero Romano risale al 1557, 104 anni dopo la caduta di Costantinopoli, quando lo storico tedesco Hieronymus Wolf pubblicò la sua opera Corpus Historiæ Byzantinæ, una raccolta di fonti storiche.

Costantino fu il primo imperatore romano a convertirsi al cristianesimo e trasferì la sede dell’impero a 
Bisanzio , ribattezzata 
Costantinopoli in suo onore.

Questo Impero Romano medievale, che oggi chiamiamo Impero bizantino, nacque quando Costantino, tradizionalmente indicato come il primo imperatore cristiano, trasferì la capitale dell’Impero a Oriente. Era un epoca di grandi cambiamenti. Innanzitutto tocca fare un’altra precisazione. L’Impero Romano d’Oriente nacque – se non nella percezione de jure, perlomeno in quella de facto – dalla fondazione della città di Costantinopoli nel 324 d.C., in quanto la divisione finale in Impero Romano d’Oriente e d’Occidente non avvenne fino al 395 d.C. Dopo la fondazione la “Nuova Roma” venne ampliata rapidamente: furono costruiti molti edifici, tra cui il nuovo Ippodromo, il palazzo, i fori, gli edifici amministrativi ed ecclesiastici, e la città fu decorata con statue di bronzo. Lo stesso imperatore Costantino ampliò la città quattro o cinque volte nel corso del suo regno.

La nuova capitale sorgeva in una zona ricca, vivace nei commerci e ricca e variegata da un punto di vista sia delle risorse. Aveva un eccellente porto naturale sull’insenatura del Corno d’Oro e, a cavallo del confine tra Europa e Asia, poteva controllare il passaggio delle navi attraverso il Bosforo dall’Egeo al Mar Nero, collegando lucrosi commerci tra ovest e est.

Veduta di Costantinopoli, la “Nuova Roma”.

La realizzazione e la posa di una grande catena che si estendeva attraverso l’ingresso del Corno d’Oro e la costruzione delle massicce Mura Teodosiane tra il 410 e il 413 d.C. resero la città era in grado di resistere di volta in volta ad attacchi provenienti sia dal mare che dalla terra. Naturalmente il tutto fu modellato secondo il tradizionale stile romano, sebbene, a differenza di Roma, Costantinopoli sia stata una città cristiana fin dall’inizio della sua storia. A Roma infatti, le principali basiliche vennero costruite al di fuori del perimetro delle Mura Aureliane, mentre a Costantinopoli le principali chiese furono edificate nel cuore stesso della città. Il palazzo vescovile fu innalzato accanto a quello imperiale nonchè alla sede del Senato, allo scopo di ribadire il legame tra Impero e Chiesa, tra il potere secolare e quello spirituale.

a Costantinopoli le principali chiese furono edificate nel centro cittadino, a sottolineare il carattere cristiano della capitale imperiale.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quello d’Oriente continuò invece a prosperare, ma nel tempo divenne di stampo greco-ellenico per la sua lingua e cultura. Infatti sebbene i bizantini enfatizzassero le loro origini romane (essi chiamavano sè stessi “rhōmaîoi“, ossia romani), col passare del tempo si allontanarono gradualmente da queste radici. La cultura e la lingua divennero sempre più influenzate dall’ellenizzazione dell’Impero e dalla sua teocrazia, finché di propriamente ”romano”, rimase solo il nome e poco altro. Già il nome Nova Roma fu presto dimenticato – infatti il nome popolare Costantinopoli o “Città di Costantino” sostituì presto la scelta ufficiale dell’Imperatore di “Nuova Roma”, nelle comunicazioni informali tanto in quelle ufficiali. Ma questo era solo l’inizio – nel corso dei secoli, con l’aggiunta di edifici più spettacolari, la città cosmopolita divenne una delle più belle di qualsiasi epoca e sicuramente la città cristiana più ricca, più sontuosa e più importante del mondo.

Il gruppo scultoreo dei tetrarchi (Basilica di San Marco, a Venezia)

Ma come si giunse alla definitiva divisione del mondo romano? Per capirlo è necessario esaminare ciò che accadde a partire dal periodo compreso tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. Nel 284 divenne Imperatore il generale di origine illirica Gaio Valerio Diocleziano. Con la sua ascesa al trono si chiuse definitivamente quel cinquantennio di disordini passato alla Storia col nome di “Anarchia militare” durante il quale le legioni acclamavano come imperatore il proprio comandante, salvo poi toglierlo di mezzo appena individuavano un candidato a loro più favorevole. Per prevenire nuovi disordini, quindi, Diocleziano riformò alla radice il sistema di successione. Stabilì pertanto che non vi fosse un solo Imperatore ma un collegio di quattro persone, chiamato tetrarchia. Vi sarebbero stati due Augusti, uno per le province occidentali e uno per quelle orientali, i quali avrebbero poi nominato due Cesari, destinati a sostituire gli Augusti qualora fossero morti o avessero rinunciato al potere. Un’altra novità introdotta da Diocleziano fu la perdita da parte di Roma del ruolo di capitale. Gli Augusti infatti avrebbero avuto la loro sede rispettivamente a Nicomedia (in Anatolia) e a Milano mentre i Cesari a Sirmio (in Serbia) e a Treviri. L’instabilità delle frontiere rese infatti necessario che i centri di potere fossero più vicini ai confini affinché la trasmissione degli ordini e lo spostamento delle truppe avvenisse più rapidamente.

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Divisione dei domini nella prima tetrarchia (293-305)

Diocleziano abdicò nel 305, caso unico nella plurisecolare storia dell’Impero romano. Dopo il suo ritiro il sistema tetrarchico si inceppò rapidamente a causa dell’ambizione degli Augusti e dei Cesari. Tuttavia già nel 312 si affermarono Costantino (figlio di Costanzo Cloro, uno dei Cesari di Diocleziano), dapprima soltanto in Occidente e poi, dal 324, anche in Oriente. Costantino è ricordato per il suo Editto di tolleranza, con il quale concesse ai cristiani, fin lì perseguitati, piena libertà di culto. Benché sia considerato il primo Imperatore cristiano, Costantino si fece battezzare soltanto in punto di morte. In ogni caso dopo di lui tutti gli Imperatori saranno di fede cristiana, tranne uno, Giuliano (r. 361-363), non a caso passato alla Storia con l’appellativo negativo di “apostata”, ossia di “rinnegato”, per il suo (fallito) tentativo di rilanciare gli antichi culti pagani.

Dopo il breve regno di Gioviano, l’Impero tornò a dividersi con l’avvento di Valentiniano I (r. 364-375), generale di origine pannonica che associò al trono il fratello minore Valente, al quale affidò il governo delle province orientali. Valentiniano e Valente dovettero affrontare la pressione dei barbari sul Reno e soprattutto sul Danubio. Qui, tra l’estate e l’autunno del 376, giunsero decine di migliaia di profughi, appartenenti al popolo dei Visigoti, scacciati dalle proprie terre a seguito dell’avanzata degli Unni verso occidente. L’accoglienza di una massa così consistente di persone si rivelò fin da subito difficoltosa, generando molte tensioni. Vessati dagli amministratori e dagli ufficiali romani i Goti finirono col ribellarsi.

La battaglia di Adrianopoli (9 agosto 378) nella quale l’esercito romano venne annientato dai Visigoti.

Nel tentativo di arrestare i saccheggi e le razzie dei Goti, Valente scelse di affrontarli in battaglia il 9 agosto 378 nella piana di Adrianopoli senza attendere l’arrivo da occidente dei rinforzi guidati da suo nipote Graziano. Come risultato i barbari distrussero l’esercito romano, uccidendo lo stesso Valente. L’Impero si trovò in una situazione delicatissima, con la Tracia e Costantinopoli alla mercé dei Goti. Graziano, trovando troppo gravoso per un solo uomo il governo di tutto l’Impero, e, dovendo occuparsi della frontiera del Reno, minacciata dagli Alemanni, decise di associare al trono un certo Teodosio, generale di origini ispaniche, affidandogli l’Impero d’Oriente e la conduzione della guerra contro i Goti.

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Missorio di Teodosio, nel quale il sovrano è affiancato dai figli e circondato dalla guardia imperiale. Sotto di loro la figura dell’Abbondanza recante una cornucopia.

Teodosio, in seguito detto il Grande, fu l’ultimo dei Cesari a governare l’Impero romano nella sua totalità. Giunto al potere nel 379, riuscì a restituire una relativa stabilità all’Impero, siglando, nel 382, un trattato con i Goti, ai quali concesse di stanziarsi in Tracia e in Macedonia in qualità di foederati dell’Impero. Questo fatto costituì una novità nei rapporti tra Impero e popolazioni stanziate al di fuori dei confini: fino a quel momento infatti i romani avevano accolto intra fines, cioè all’interno dei confini, delle popolazioni barbariche, insediandoli come contadini non liberi (dediticii) in zone di confine desolate, ma in tal caso i romani, per precauzione, disperdevano i dediticii in modo da distruggere la loro coesione e renderli facilmente controllabili e assimilabili. Con il trattato del 382, invece, Teodosio, probabilmente convinto dell’impossibilità di vincere i Goti in maniera definitiva, diede loro la possibilità di stabilirsi entro i confini dell’Impero, ricevendo terre da coltivare e rimanendo sotto il comando dei loro capi. In cambio essi si impegnarono a fornire assistenza militare all’esercito romano-orientale in caso di necessità.

L’imperatore Teodosio e sant’Ambrogio, dipinto di Van Dyck,. Sant’Ambrogio rifiuta l’ingresso in chiesa all’imperatore.

Questa politica conciliante fu accompagnata per contrasto ad alcuni precetti e forzature. Il 27 febbraio 380 Teodosio, attraverso l’emanazione dell’Editto di Tessalonica, rese il credo cristiano niceno (ossia quello elaborato dal concilio di Nicea del 325) religione di stato. Venivano dunque messi fuorilegge non solo i culti pagani ma anche, e soprattutto, le dottrine cristiane eterodosse, a cominciare dall’arianesimo. Pur proclamando il cristianesimo niceno-cattolico religione di stato, Teodosio non stabiliva alcuna direttiva specifica a proposito dei culti pagani. La politica religiosa dell’Imperatore si fece più rigida una decina di anni dopo, intorno al 391-392 con la pubblicazione dei decreti che daranno attuazione all’editto del 380. L’editto di Tessalonica è ritenuto importante in quanto diede inizio a un processo in base al quale per la prima volta una verità dottrinale veniva imposta come legge dello Stato e, di conseguenza, la dissidenza religiosa si trasformava giuridicamente in crimen publicum: ora gli eretici potevano essere perseguitati come nemici dello Stato. Occorre comunque precisare che durante tutto l’Impero romano e anche durante l’Esarcato d’Italia (che ebbe vita fino al 752) la Chiesa non esercitò alcun potere civile né giudiziario, che rimase monopolio dello Stato.

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Stilicone, come raffigurato su una valva dell’omonimo dittico.

Prima della sua morte Teodosio dispose la divisione dell’Impero in due parti, Oriente e Occidente, affidandone le sorti rispettivamente al figlio maggiore Arcadio e a quello minore Onorio, posto sotto la protezione del magister militum Flavio Stilicone, brillante generale di origine vandala. Non era nelle intenzioni di Teodosio creare due organismi politici differenziati e completamente indipendenti fra di loro. Dopo la morte di Teodosio tuttavia, questi due grandi aggregati, ormai strutturatisi in Impero Romano d’Occidente e Impero romano d’Oriente, non si sarebbero più riuniti e avrebbero intrapreso dei percorsi di sviluppo sempre più autonomi fra di loro. L’idea dell’unità restò tuttavia salda nelle coscienze ancora per lungo tempo.

Nel 395, dopo aver vinto due sanguinosissime guerre civili, Teodosio I morì, lasciando il potere ai suoi due figli, i quali tuttavia mancavano della maturità e dell’acume politico-militare dell’illustre padre. Approfittando di ciò i Goti, guidati dal loro capo Alarico, si ribellarono penetrando nella Penisola italiana, dove furono tuttavia affrontati con successo da Stilicone. I Goti furono vinti ma non annientati e tanto bastò ad Onorio, sobillato da cortigiani invidiosi, per dubitare della lealtà del proprio generale. Nel 408 Stilicone venne arrestato e giustiziato. Nello stesso periodo, in tutta Italia scoppiò un’ondata di violenza contro le famiglie dei barbari foederati, che andarono allora a ingrossare le file dell’esercito di Alarico. Questi attraversò le Alpi Giulie, devastò la Penisola e pose l’assedio a Roma, che cadde e fu saccheggiata due anni dopo, nel 410. Dopo otto secoli un esercito straniero entrava di nuovo a Roma, suscitando in tutto l’impero un sentimento di sgomento. Dopo il sacco di Roma i Visigoti si diressero verso il sud dell’Italia per poi risalire la Penisola e stabilirsi definitivamente tra la Gallia e l’Hispania.

L’attraversamento del fiume Reno da parte dei barbari all’inizio del V secolo.

Negli stessi anni, nell’inverno tra il 406 e il 407, un’ondata composta da popolazioni diverse come Vandali, Alemanni, Alani, Burgundi e Svevi, attraversò il fiume Reno ghiacciato nei pressi di Mogontiacum (l’odierna Magonza, in Germania). Tale evento segnò l’inizio dell’ultima e più grave fase delle cosiddette “migrazioni germaniche” che comportarono numerosi saccheggi e distruzioni e infine il collasso dell’ordine civico nella Gallia settentrionale. I Vandali in particolare si spinsero ancora più a sud, dapprima in Spagna e poi in Africa settentrionale, dove fondarono un regno con capitale Cartagine. Unici tra i barbari, i Vandali divennero abilissimi marinai e temibili pirati. Con la loro flotta bloccarono i rifornimenti di grano diretti nell’Urbe, giungendo persino a saccheggiarla nel 455. Nello stesso periodo, quasi a conferma del proverbio secondo cui le disgrazie non arrivano mai da sole, intorno alla metà del V secolo si abbatté sull’Impero l’ondata degli Unni guidati dal loro Re Attila, chiamato per la sua ferocia “il flagello di Dio”. Invasa la Gallia Attila fu affrontato e sconfitto alla battaglia dei Campi Catalaunici il 20 giugno 451 dal generale Ezio, “l’ultimo dei romani”.

La battaglia dei Campi Catalaunici del 20 giugno 451.

Fu l’ultimo sussulto dell’antica grandezza, lentamente l’Impero moriva: mentre nei territori occidentali i popoli germanici davano vita ai cosiddetti regni romano-barbarici, nel 476 il generale erulo Odoacre, capo delle tribù germaniche che costituivano le truppe imperiali, si ribellò reclamando terre in Italia per i suoi uomini. Ricevuta risposta negativa, Odoacre avanzò sulla capitale, Ravenna, e una volta conquistata la città, costrinse il giovanissimo Imperatore Romolo Augustolo ad abdicare (4 settembre). Ritenendo inutile nominare un nuovo imperatore fantoccio, Odoacre inviò le insegne imperiali all’imperatore d’Oriente Zenone, chiedendo in cambio di essere riconosciuto come Governatore d’Italia col titolo di Patrizio. L’Impero d’Occidente era caduto. Nel frattempo, il governo dell’Impero d’Oriente seguì gli schemi stabiliti nella Roma imperiale, almeno all’inizio. L’Imperatore era onnipotente, ma ci si aspettava comunque che consultasse organi importanti come il Senato.

Dignitari della corte imperiale bizantina.

Il Senato di Costantinopoli, a differenza di Roma, era composto da uomini che erano saliti nei ranghi del servizio militare, e quindi non esisteva una classe senatoria in quanto tale. Senza elezioni, senatori, ministri e consiglieri locali bizantini acquisirono in gran parte la loro posizione attraverso il patrocinio imperiale o grazie al loro status di grandi proprietari terrieri. I senatori d’élite costituivano il piccolo sacrum consistorium che l’Imperatore – almeno in teoria – avrebbe dovuto consultare su questioni di importanza statale. Inoltre, l’Imperatore avrebbe potuto consultare i membri del suo entourage personale a corte. A corte c’erano anche gli eunuchi ciambellani – cubicularii – che servivano l’Imperatore in vari compiti personali ma che potevano anche controllarne l’accesso agli altri uomini di Stato. Gli stessi eunuchi ricoprivano incarichi di responsabilità, tra cui il principale detentore della borsa dell’imperatore – i sakellarios – i cui poteri sarebbero aumentati in modo significativo a partire dal VII secolo d.C. – la ”casta” degli eunuchi cominciò a detenere un grandissimo potere informale. Altri importanti funzionari governativi includevano il questore; il sacrarum largitionum che controllava la zecca di stato; il magister officiorum che si occupava dell’amministrazione generale del palazzo, dell’esercito e dei suoi rifornimenti, nonché degli affari esteri; e una squadra di ispettori imperiali che teneva d’occhio gli affari nei consigli locali in tutto l’Impero.

L’Imperatore Giustiniano I in trono affiancato dalla moglie Teodora e circondato dai cortigiani.

Il massimo ufficio a Bisanzio, tuttavia, era il Prefetto del Pretorio d’Oriente davanti al quale tutti i governatori regionali dell’Impero erano responsabili. I governatori regionali invece supervisionavano i singoli consigli comunali o curae. I consiglieri locali erano responsabili di tutti i servizi pubblici e della riscossione delle tasse nella loro città e nelle terre circostanti. Questi consigli erano organizzati geograficamente in circa cento province che erano a loro volta organizzate in dodici diocesi, tre in ciascuna delle quattro prefetture dell’impero. Dal VII secolo d.C. i governatori regionali delle diocesi, o temi come divennero noti dopo un rimpasto dei quadri statali, divennero in effetti comandanti militari provinciali (strategi) che erano direttamente responsabili nei confronti dell’imperatore stesso, e il prefetto del pretorio fu abolito. Dopo l’VIII secolo d.C. l’amministrazione dell’Impero, a causa della crescente minaccia militare da parte dei vicini e delle guerre civili interne, divenne molto più semplificata rispetto al passato – ai governatori vennero sgravate molte responsabilità d’importanza secondaria che vennero affidate a funzionari imperiali, e fu concesso loro un più largo margine d’autonomia decisionale.

A livello territoriale, alla fine del V secolo il potere dell’Impero d’Oriente si estendeva sui Balcani fino al Danubio, sull’Anatolia, sulla Siria, la Palestina e l’Egitto, consentendogli quindi di controllare l’intero bacino del Mediterraneo orientale. I fronti più caldi erano costituiti dalla frontiera del Danubio a nord-ovest e da quella dell’Eufrate a est, dove da secoli i romani si trovavano a fronteggiare le ambizioni espansionistiche della Persia sassanide. Nonostante le minacce esterne, nel VI secolo le risorse militari ed economiche dell’impero era ancora tali da consentire al sovrano Giustiniano I di nutrire ambizioni di riconquista delle antiche province occidentali.

In rosso l’Impero Bizantino l momento dell’ascesa la trono di Giustiniano(527), in arancione le addizioni territoriali operate da Giustiniano stesso.

Dopo aver ottenuto la pace con la Persia nel 532, Giustiniano ebbe via libera, non essendo più impegnato nel fronte orientale, per dedicarsi alla riconquista dell’Occidente. Le campagne condotte tra il 533 e il 553 dai generali Belisario e Narsete portarono all’annessione dell’Africa settentrionale vandalica, dell’Italia ostrogota e di parte della Spagna visigota. In ogni caso il sogno giustinianeo di riconquista dell’Occidente si rivelò decisamente troppo ambizioso per le risorse dell’Impero d’Oriente. Pur essendo vittoriose, le guerre in Occidente portarono a devastazioni anche in Oriente, dove le frontiere sguarnite a causa del trasferimento delle truppe in Occidente permisero ai barbari di saccheggiare i Balcani e ai persiani di fare altrettanto in Siria. Quando nel 565 Giustiniano morì le casse dello stato erano drammaticamente vuote mentre l’esplosione di violente epidemie di peste indebolirono l’Impero sfoltendo drammaticamente i ranghi dell’esercito e riducendo drasticamente il numero dei lavoratori agricoli. La maggior parte delle terre riconquistate furono perse fra la seconda metà del VI il VII secolo, a cominciare dall’Italia, invasa già nel 568 dai Longobardi.

L’Impero bizantino nel 717 circa. Le aree a striscia sono quelle soggette ai saccheggi degli Arabi.

Nei decenni successivi l’Impero dovette affrontare nuovamente la minaccia dei persiani, che venne affrontata efficacemente da sovrani energici come Maurizio (r. 589-602) e soprattutto Eraclio (r. 610-641), il quale ripristinò il controllo imperiale sulle province occupate dai Persiani sassanidi, sconfiggendoli definitamente alla battaglia di Ninive (627). Uscito estremamente provato dallo scontro con la Persia, l’Impero bizantino divenne a quel punto una facile preda dei conquistatori arabo-musulmani, che a partire dal 636 si impadronirono di territori importanti come Siria, Palestina, Egitto e Africa settentrionale. L’avanzata islamica comportò quindi un drastico ridimensionamento dell’Impero bizantino, ormai ridotto allo status di potenza regionale.

Mehmet II entra in Costantinopoli con il suo esercito, in un dipinto di Benjamin Constant.

Assediato dapprima dai Bulgari nei Balcani, poi espulso definitivamente dall’Italia meridionale dai Normanni e infine insidiato nella stessa Anatolia dai Turchi Selgiuchidi musulmani, alla fine dell’XI secolo attraverso il sovrano Alessio I Comneno l’Impero lanciò un disperato appello ai “fratelli” occidentali nel tentativo di respingere gli “infedeli” provenienti da est. Il risultato fu l’inizio delle crociate, delle quali tuttavia lo stesso impero finì per restare vittima quando, nel 1204, l’armata franco-veneziana dopo avere messo a ferro e fuoco Zara mosse contro Costantinopoli, espugnandola e saccheggiandola.

L’Impero Romano d’Oriente venne diviso dai conquistatori occidentali in varie signorie feudali finché nel 1261 l’autorità imperiale venne restaurata dalla nuova dinastia dei Paleologi. Nonostante la ritrovata unità, l’impero non si sarebbe però più riavuto dal trauma dell’aggressione crociata. Guidati dal sultano Othman, i turchi ottomani cominciarono la propria avanzata col risultato che all’inizio del XV secolo l’imperatore di Bisanzio era ridotto poco più che a “sindaco” della sua capitale essendo la sua sovranità ormai limitata a Costantinopoli, al Peloponneso e a qualche isoletta nel Mar Egeo. Il colpo finale arrivò con la conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453. Il crepuscolo era definitivamente calato sull’Impero Bizantino mentre un altro Impero – quello Ottomano – si preparava per prendere il suo posto nella Storia.

FONTI E RIFERIMENTI

  • Kaldellis, Anthony (2007).Hellenism in Byzantium: The Transformations of Greek Identity and the Reception of the Classical Tradition. Cambridge, England: Cambridge University Press.
  • Il Mondo bizantino. Volume I. L’Impero romano d’Oriente (330-641). A cura di Cécile Morisson. Edizione italiana a cura di Silvia Ronchey e Tommaso Braccini(ediz. Orig. Le monde Byzantin, Presses Universitaires de France, Paris, 2004), Collana Grandi Opere

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