Saint Denis – La necropoli dei Re

Siamo nel 1134, in Francia, più precisamente nell’abbazia di Saint-Denis, a Parigi. 

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l’abate Sugerio di Saint-Denis (1081-1151).

Sugerio, l’abate di quella chiesetta – una chiesetta modesta ma dall’alto incarico di custodire le spoglia dei sovrani di Francia, basti pensare che ai suoi tempi vi era seppellito Pipino il Breve, mentre al giorno d’oggi si sono aggiunti persino Luigi XVI e Maria Antonietta – è un uomo di umili origini e con lo sguardo rivolto al cielo, ma al tempo stesso molto pratico, intelligente e ambizioso. Non era un caso che avesse scalato le gerarchie ecclesiastiche con tanta rapidità, giungendo nel 1122 a essere nominato abate di Saint-Denis e diventando confidente del Re Luigi VI, di cui era stato amico d’infanzia e compagno di studi ai tempi della sua istruzione al priorato Saint-Denis de l’Estrée. Negli anni successivi, con pazienza metodica e cautela tipica della classe ecclesiastica francese dell’epoca, ricoprì incarichi diplomatici e di tesoreria, godendo della fiducia assoluta del Re e suo migliore amico, un rapporto stellare che continuerà con il figlio ed erede al trono Luigi VII, detto il Giovane. Alcuni degli alti incarichi che ricoprì comprendevano la gestione in vece del Re degli affari temporali del Regno, tenere a bada i Duchi e altri nobili che allora godevano di una certa indipendenza e la cui lealtà alla Corona non era affatto garantita, e nel fronteggiare le Comuni e il problema del banditismo nei feudi, e a tempi alterni servì anche da tramite con la corte del Papa Gelasio II – a cui fornì assistenza con la questione della lotta delle investiture tra Papato ed Impero – e del suo successore Callisto II.

Plastico della Basilica di Saint-Denis.

La sua illustre carriera raggiunse l’apice nel periodo tra il 1147 e il 1149, cioè l’impegno francese nella Seconda Crociata (1147-1150) – anche se egli disapprovava della Crociata, ricoprì comunque il ruolo di reggente ufficiale del Regno durante l’assenza del Re Luigi VII. Conciliò inoltre il matrimonio politicamente utile di quest’ultimo con Eleonora d’Aquitania, e oppose tenacemente il divorzio tra i due.

Tuttavia, la più grande opera e testamento delle capacità di Sugerio, la missione che occupò un ruolo centrale nella sua vita e carriera ecclesiastica, è la Basilica di Saint-Denis. Formulando una prima progettazione nel 1134, nel 1135 Sugerio iniziò ufficialmente il progetto di restauro ed espansione dell’Abbazia e dell’antico edificio Carolingio.

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La facciata con le due torri.

Quella chiesa aveva radici profonde – era stata inizialmente costruita e consacrata nel 775 sotto l’auspicio di Carlo Magno, sul vecchio cimitero gallo-romano su cui si attestava essersi compiuto il martirio di San Dionigi (per l’appunto Saint Denis in francese) da Parigi intorno al 250. 

Sugerio iniziò la sua opera ripristinando la facciata occidentale in stile carolingio con una singola porta principale, a cui sarebbero in seguito aggiunti il portale di sinistra (detto del Martirio) e il portale di destra (detto della Comunione) un processo che prese quasi cinque anni e si concluse all’inizio del 1140, e la cui aggiunta più notabile erano le enormi statue rappresentanti Re e Santi dell’Antico Testamento, andate poi distrutte nel corso della Rivoluzione Francese.

Dal 1140 al 1144, o con parole di Sugerio stesso tratte dal suo Libellus de consecratione ecclesiae S. Dionysii, ‘in tre anni, tre mesi e tre giorni’, costruì il nuovo capezzale (detto anche coro), riempito di luce dalle enormi vetrate, creando un primato nella costruzione di edifici ecclesiastici, fino ad allora costruiti sempre con parsimonia di vetrate o addirittura senza e quindi molto bui anche di giorno.

Veduta dell’interno con le vetrate.

Il ‘concetto della luce’ formulato da Sugerio si rifaceva a quanto formulato dai mistici testi di Pseudo-Dionigi l’Aeropagita. Il nuovo capezzale era inteso per custodire e mostrare ai pellegrini le Sacre Reliquie, spostandole quindi dall’angusta cripta in cui erano ospitate in primo luogo – Sugerio stesso ci presenta questa necessità come causata da molti incidenti verificatesi nella cripta, in cui alcune donne e alcuni bambini erano svenuti e persino soffocati e calpestati dalle folle ristrette all’interno. Indi, i suoi criteri fondamentali erano luce e larghi spazi, cosicché le grandi folle di pellegrini potessero muoversi con facilità e non nel buio pesto. Inoltre, un’altra novità introdotta per prevenire i crolli e aggiungere originalità alla struttura del capezzale fu una letterale foresta di colonne monolitiche, le quali sostenevano le arcate senza inficiare il propagarsi della luce dalle vetrate.

Particolare delle stupende vetrate che adornano la basilica di Saint-Denis.

Lo spazio principale era infine strutturato in un corpo di tre larghe campate a terminazione semicircolare circondato da un doppio deambulatorio, ovvero due corridoi concentrici impostati a raggiera, retrostante l’altare principale. Tale misura permetteva l’entrata ordinata e sicura di un gran numero di pellegrini e fedeli. Il nuovo capezzale fu ufficialmente consacrato l’11 Giugno (anche se altre fonti attestano come giorno il 9 giugno) 1144, nel corso di una processione guidata dal Re Luigi VII e dalla Regina Consorte Eleonora d’Aquitania, a cui parteciparono circa venti vescovi e numerosi abati.

La cripta della chiesa, superstite della costruzione carolingia.

Nel corso della Consacrazione e della Santa Messa il legato papale trasportò i tre reliquiari d’argento dei Santi Martiri e li depose sul magnifico altare d’oro e d’argento (ora scomparso) al centro del coro, dove investiti dalla luce, potevano essere visti e ammirati da tutti.

Naturalmente, un tal traguardo non era giunto senza fatiche o scontri. In Italia, I rinascimentali fiorentini chiamavano con derisione e disprezzo lo stile adottato da Sugerio ‘Gotico’, e non conforme ai valori tradizionali.

Sugerio non si era curato granché degli italiani, ma lui stesso aveva discusso e lottato a lungo con il teologo e monaco dell’Ordine cistercense Bernardo da Chiaravalle (Bernard de Fontaine, ora venerato come San Bernardo), il quale aveva una visione molto più austera concernente i luoghi di culto e rimproverò a Sugerio di star inseguendo la gloria personale e non l’opera ecclesiastica.

La cappella assiale della Vergine.

Per Bernardo e l’Ordine cistercense, la povertà era segno di rigore morale ed essi mal tolleravano il rifiuto di Sugerio a conformarsi a tali precetti. Nella loro concezione infatti cose come dipinti o sculture a figure non erano tollerati eccetto i crocefissi in legno, gemme, perle, oro e seta erano proibiti e i paramenti sacerdotali dovevano essere di lino o di fustagno, i candelieri e gli incensieri di ferro; solo i calici era accettabile che fossero d’argento o d’argento dorato.
Vi sono supposizioni che la controversia avesse origine anche da motivi politici e non solo teologici, ma ciò non è confermato in modo definitivo da alcuna fonte. Alla ricerca di sostegno per la sua posizione Bernardo scrisse diverse lettere ai Vescovi e agli altri abati, e persino al Re, il quale però preferiva di gran lunga la scelta sugeriana, per il fatto che avrebbe dato più lustro e magnificenza al suo Regno e al suo retaggio; e all’appena insediatosi Papa Celestino II, il quale gli espresse parole concilianti e di conforto, ma non si preoccupò di ostacolare Sugerio. Tuttavia, quando il nuovo coro fu consacrato, Bernardo fu uno dei primi a congratularsi con Sugerio per il suo ‘pio adempimento’, e i due uomini si conciliarono con la ripromessa di non inficiare uno negli affari dell’altro.

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Transetto meridionale della Basilica di Saint Denis.

Sugerio morì nel 1151, proprio nella Basilica che egli aveva costruito. Una delle cose più curiose al riguardo è al giorno d’oggi Saint-Denis non è riconosciuta né attestata come Basilica, nonostante sia appellata come tale. Non è nemmeno chiaro se Sugerio sia l’effettivo fautore e formulatore dello stile Gotico, o se da grande e astuto patrono delle arti qual’era avesse semplicemente patrocinato i progetti e le idee di qualche architetto a noi tutt’oggi anonimo. Ciò non toglie alcunché al suo splendore e alla sua importanza, non solo come testimone della Monarchia di Francia e caposaldo dell’architettura Gotica Cristiana, ma anche come splendente monumento alla luce e al coraggio di ergersi in alto, puntando a spazi sempre più aperti e più alti.

FONTI E RIFERIMENTI

  • Suger, abate di Saint Denis – Erwin Panofsky, 2018, Abscondita
  • La Basilica di Saint Denis – Bronislav Pankovic, 1990
  • Basilique Cathédrale de Saint-Denis, Saint Denis martyrisé – articolo del sito ufficiale in lingua originale, 2017
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